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2018 NEW DEAL
per INFRASTRUTTURE E PRIVATIZZAZIONI


 Nel 2017 il costo medio delle emissioni di Titoli di Stato è sceso all’1,38%. Eppure il debito dello Stato continua a salire né si riduce in modo significativo la montagna di interessi, oltre 84 miliardi, che lo Stato – cioè i cittadini italiani – è costretto a pagare (compreso il buco di 8 miliardi riferito dal Financial Times sui contratti derivati stipulati dal Tesoro italiano).
Invece, secondo il direttore generale del Debito pubblico, Maria Cannata, i media sono responsabili di ricercare “solo la notizia negativa, che è qualcosa di deleterio perché scoraggia e spaventa tutti”. Una frase, inconcepibile nel mondo anglosassone, che ricorda quella di “non disturbare il manovratore” di antica memoria. Nel frattempo si apprende che le opere pubbliche incompiute pesano per 47,5 miliardi all’anno in termini di minore efficienza. Un conto così salato, come testimonia il dramma delle inondazioni e delle frane in tutta Italia, da spingere il governo – dinnanzi al colpevole assenteismo di Regioni e Comuni- a proporre una assicurazione obbligatoria sulle case contro le catastrofi naturali. Si invocano, per finanziare le infrastrutture, i fondi pensioni e le assicurazioni ma si dimentica che è appena aumentata la loro tassazione. Non vi è dubbio che il problema è più che urgente. Per i principali settori infrastrutturali (sistema idrologico, strade, ferrovie, porti, aeroporti, energia, acqua, banda larga) occorrono – secondo Mc Kinsey Institute – 57 mila miliardi di dollari nei prossimi sedici anni.

All’estero i gruppi industriali italiani brillano per i successi che ottengono in questo settore che funge da “apripista” per centinaia di medie imprese appartenenti alla filiera. Forse, un filo di ottimismo emerge proprio dalla constatazione dell’arretrato italiano. Così governo e politica sono costretti ad agire. Va in questa direzione la lettera del Governo alla Commissione di Bruxelles che fa il punto sulle riforme avviate o da adottare nel breve periodo in cambio, al vertice di lunedì prossimo, di un semaforo verde all’Italia “senza richieste di ulteriori riduzioni del disavanzo”. Non è un caso che la migliore percezione della crisi abbia indotto Padoan ad accelerare sulle privatizzazioni (Eni, Finmeccanica, Enel, Stm, Poste italiane, Ferrovie, Enav, Rai) di cui si stava perdendo la memoria. Certo, bisogna essere cauti in materia poiché riemergono le teorie complottiste che, ad esempio nel settore bancario, attribuiscono alle Fondazioni bancarie, da sempre una lobby controllata dalla politica, la volontà di non avallare gli aumenti di capitale per “favorire” l’ingresso di soci esteri di cui non si sente il bisogno atteso che il risparmio netto delle famiglie italiane è tra i più elevati del mondo occidentale (8600 miliardi di euro pari a 5,6 volte il Pil). Finora il sistema lobbistico ha funzionato così: si vende a basso prezzo ma si intascano i “ringraziamenti” accreditati all’estero. La dilapidazione del Monte dei Paschi costituisce un esempio illuminante di “mala gestio” a favore di gruppi esteri.
È evidente che occorre una governance nuova (cioè trasparenza) anche da parte della Banca d’ Italia la cui Vigilanza non ha certo brillato. Finalmente il Paese, morso dalla crisi e dallo spettro della deflazione, comincia a reagire come indica l’azione a largo raggio del governo Renzi. Un esempio? L’azione anticorruzione di Raffaele Cantone che sta setacciando gli appalti “senza gara” e le “modifiche” a cantiere già aperto.

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