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DAL BUON SENSO
IL BUON GOVERNO
JQ WILSON E LE FINESTRE ROTTE


finestre-rotteIl pensiero dominante di un teoreta realista, non sopravvaluta il vero in astratto, ma lo riconduce al concreto delle azioni. Questo il senso delle dottrine buonsensiste di James Q. Wilson. Alle sue analisi su come si dovrebbe governare, sono rimaste una pietra miliare sul metodo per l’ottenimento di risultati sociali rilevanti. A lui si deve in larga parte il ritorno delle autorità americane al buon senso circa la pubblica amministrazione e il giusto ruolo del governo dopo le follie di un passato mai abbastanza trascorso. Comprendere come gli americani d’oggi la pensino sulla criminalità, sulla droga, sulla bioetica e tante altre cose vuol dire conoscere come Wilson il bene comune.

Uscito da una piccola università regionale californiana nel ‘52, non ha mai smesso di far parte del gran consensus del popolo americano su ciò che è bene e ciò che è male. All’Università di Chicago, dalla quale ottenne il dottorato nel ‘57 e dove avvenne la sua formazione accademica, non regnavano ancora né il progressismo né il postmodernismo. Invece la maggior influenza intellettuale di quegli anni era quella di Leo Strauss, e del classicismo greco che insegnava. Wilson, che si specializzava nell’analisi di come davvero funziona la res publica, trovò che il modo aristototelico di concepirla rispecchiava benissimo il senso comune della comunità in cui era cresciuto. Nel 1961, assunto quale docente alla Harvard University, divenne collega e subito amico di Daniel Patrick Moynihan (Poi senatore), con radici profonde negli ambienti popolari newyorkesi, anche lui mai tentato dagli intellettualismi di moda. Ambedue facevano parte del Partito Democratico, che a quei tempi ospitava non pochi personaggi come loro che oggigiorno sarebbero qualificati di estrema destra.

Chiedersi perché siano oggi qualificati così è interrogarsi sulla storia politica dell’America odierna, cioè: Wilson e la sua stirpe non hanno mai avuto illusioni sull’onniscienza e l’onnipotenza del governo. Mentre secondo i progressisti i pregiudizi della gente comune sono il maggior ostacolo alla realizzazione società ideale, la stirpe di Wilson, come Platone ed Aristotele, ha sempre considerato il senso comune della gente il punto di partenza del buon giudizio. Secondo i progressisti, dal momento le radici della criminalità affondando nella povertà e nella mancanza di servizi pubblici, essa può essere affrontata soltanto con un maggiore impegno in questi campi. In più, benché la società sia obbligata solo a difendersi da criminali maggiorenni colti in flagrante, deve guardarsi bene dall’indurre i minori a fare peggio. Wilson però dimostrò nel suo libro Thinking About Crime  (Sulla Criminalità, 1975) che, quali che fossero le radici profonde del male nel carattere umano, a ridurne l’impatto sono cose sono cose che l’uomo comune conosce benissimo, cioè la consapevolezza del criminale della certezza della pena e quanto severa sarà. In secondo luogo, se la società non vuol essere infestata da criminali può risolvere il problema incarcerandoli. In terzo luogo, il miglior modo d’ostacolare la trasformazione di criminali piccoli in criminali grandi è non tollerare criminalità alcuna. Così pensa la gente. Le ricerche di Wilson confermano la verità di questo buon senso. Nel 1982 pubblicò un articolo, “Broken Windows” (Finestre rotte), nel quale dimostrò che quando la pubblica amministrazione decide di ammettere o meno che una zona faccia mostra di un qualsiasi tipo di disordine, come per esempio delle finestre rotte, segnala alla gente per bene così come pure ai malintenzionati, ciò che è permesso e ciò che è vietato. L’idea della politica di “tolleranza zero” contro la microcriminalità di cui tanto si sparla in Italia è nota per essere stata applicata (Anche ai lavavetri) dal sindaco di New York, Rudy Giuliani, negli anni Novanta, ma in realtà è stata elaborata a metà degli anni Settanta in New Jersey da un governatore del Partito democratico. Il piano anticriminalità del New Jersey si chiamava “Safe and Clean Neighborhoods Program” (Programma di sicurezza e pulizia nei quartieri) e consisteva nel fornire soldi e mezzi alle varie città dello stato per far uscire i poliziotti dalle macchine e dislocarli per strada. In quel testo apparve per la prima volta la definizione “zero tolerance”. La cosa sembrò finire lì. Nel marzo 1982, però, due studiosi neoconservatori del Manhattan Institute, il centro studi newyorchese che diventò la fucina di idee della sindacatura Giuliani, scrissero un articolo sul mensile liberal The Atlantic Monthly a cui fu dato un titolo apparentemente oscuro: “Broken Windows”, (Finestre rotte). La teoria era spiegata così: “Prendete un palazzo con poche finestre rotte. Se le finestre non vengono riparate, i vandali tenderanno a rompere anche le altre finestre. Alla fine, potrebbero anche entrare nel palazzo e, se libero, potrebbero occuparlo oppure dargli fuoco. Considerate anche un marciapiede dove si accumulano i rifiuti. In poco tempo la spazzatura aumenta. La gente comincia anche a lasciarci i sacchetti con i resti del cibo acquistato nei bar”. I due autori sostenevano che la migliore strategia per prevenire gli atti vandalici fosse quella di risolvere i problemi quando erano ancora allo stato embrionale, riparando quelle finestre entro pochi giorni dalla loro rottura e pulendo i marciapiedi regolarmente. In questo modo i problemi non diventano grandi, gli episodi di piccolo vandalismo diminuiscono e i residenti perbene di quei quartieri non progettano di andarsene. Tutto ciò, secondo i due studiosi neocon James Q. Wilson e George L. Kelling, di per sé non avrebbe fatto diminuire il numero dei reati più gravi, ma certamente avrebbe aiutato a ridurne la percezione tra i cittadini. Non è una cosa da niente, non è nemmeno un’operazione di facciata come quando si nasconde la polvere sotto i tappeti. La vitalità di una città dipende esattamente da questo, dal senso di sicurezza percepito dagli abitanti.  ueste verità ispirarono il sindaco di New York, Rudy Giuliani, a rimodellare l’amministrazione della metropoli, con l’effetto di dimezzare quasi la criminalità. L’esempio di Giuliani è stato seguito da innumerevoli governi locali in tutt’America. Centinaia di migliaia di criminali sono in galera. Dunque malgrado il grave peggioramento della condizione fondamentale della società americana – un bambino bianco su tre e tre bambini di colore su quattro sono figli illegittimi – alla fine del secolo la criminalità era scesa ai livelli degli anni ‘50.

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